L'os navicolare accessorio è un piccolo ossicolo in più, situato sul bordo mediale del navicolare, presente in una parte della popolazione fin dalla nascita. Nella maggior parte dei casi non causa alcun disturbo, ma il Tipo II può diventare doloroso per la trazione esercitata dal tendine tibiale posteriore durante il carico. Se avverti dolore localizzato sul lato interno del piede, il primo passo è una valutazione clinica, seguita se necessario da una risonanza magnetica: il trattamento conservativo resta l'opzione iniziale nella quasi totalità dei casi.
In breve:
- Il dolore da os navicolare accessorio di Tipo II deriva dalla infiammazione o cedimento della sincondrosi fibrocartilaginea tra ossicolo e navicolare.
- La radiografia obliqua del piede è il primo esame per identificare le varianti anatomiche dell'ossicolo, ma spesso si richiede anche la risonanza magnetica per verificare l'attività infiammatoria e lo stato tissutale.
- La terapia conservativa include immobilizzazione, farmaci antinfiammatori, fisioterapia e, in casi selezionati, infiltrazioni di corticosteroidi; l'intervento chirurgico si valuta solo dopo il fallimento di questi trattamenti.
- La diagnosi precoce e il ricorso tempestivo alla risonanza magnetica riducono notevolmente i rischi di cronicizzazione e danni irreversibili, prevenendo interventi invasivi non necessari.
Indice
- Anatomia dell'os navicolare accessorio: tipi e prevalenza
- Sintomi dell'os navicolare accessorio e diagnosi differenziale
- Diagnosi per immagini: dalle radiografie alla risonanza magnetica
- Trattamento conservativo: il percorso da seguire prima della chirurgia
- Chirurgia per l'os navicolare accessorio: tecniche e risultati
- Quando rivolgersi allo specialista e cosa aspettarsi
- La prospettiva del Dr Luigi Manzi sull'os navicolare accessorio
- Fonti
- Domande frequenti
Anatomia dell'os navicolare accessorio: tipi e prevalenza
L'osso navicolare occupa la fila distale del tarso e rappresenta il punto d'appoggio principale dell'arco mediale del piede. L'ossicolo accessorio si forma sul suo margine interno, proprio dove si inserisce il tendine tibiale posteriore, e questa vicinanza anatomica spiega perché i due elementi finiscano spesso per interferire tra loro.
La classificazione più usata in ambito clinico, nota come schema di Coughlin o di Geist, distingue tre varianti:
- Tipo I: un piccolo osso sesamoide indipendente, incluso nel tendine tibiale posteriore, quasi sempre silente.
- Tipo II: collegato al navicolare tramite una sincondrosi fibrocartilaginea; è la forma più frequentemente correlata a sintomatologia dolorosa, perché quel ponte di tessuto può infiammarsi o cedere sotto stress ripetuto.
- Tipo III: una prominenza ossea fusa saldamente al navicolare, spesso descritta come "cornuto" per la forma allungata.
La prevalenza stimata dell'os navicolare accessorio oscilla tra il 2% e il 14% a seconda delle serie analizzate, con una frequenza più alta nelle donne e una presenza bilaterale non rara. Chi presenta un piede piatto o un arco plantare instabile tende ad avere un carico maggiore su questa zona, il che aumenta il rischio che l'ossicolo diventi sintomatico nel tempo.
Sintomi dell'os navicolare accessorio e diagnosi differenziale
Il sintomo più tipico è un dolore sordo o acuto localizzato sul lato mediale del mesopiede, spesso accompagnato da una protuberanza palpabile proprio sopra l'osso navicolare. Il fastidio peggiora con la corsa, la camminata prolungata o l'uso di scarpe strette che comprimono direttamente la zona.
Alcuni segni aiutano a orientare il sospetto clinico:
- Dolore evocato dalla dorsiflessione forzata del piede, che mette in tensione il tendine tibiale posteriore.
- Dolore alla resistenza attiva durante l'inversione del piede, test che isola proprio la funzione del tibiale posteriore.
- Gonfiore localizzato sopra la prominenza ossea, spesso più evidente dopo l'attività fisica.
- Correlazione precisa con l'attività: il dolore compare o si intensifica con carichi ripetuti, non a riposo.
La diagnosi differenziale include diverse condizioni che possono simulare lo stesso quadro: la tendinopatia del tibiale posteriore è la più comune causa di confusione, seguita da fratture da stress della tuberosità navicolare e forme di artrite localizzata. Quando il dolore è concentrato esattamente sopra l'ossicolo palpabile e segue un andamento legato al carico, il sospetto di os navicolare accessorio sintomatico diventa più solido.
Diagnosi per immagini: dalle radiografie alla risonanza magnetica
Le radiografie standard, in particolare la proiezione obliqua del piede, restano il primo esame per identificare la presenza dell'ossicolo e la sua morfologia. Questa proiezione mostra con chiarezza il profilo dell'osso accessorio rispetto al navicolare principale, distinguendo tra le varianti anatomiche descritte in precedenza.
Quando le radiografie non bastano a spiegare il dolore, si passa a esami di secondo livello:
- Ecografia: utile per valutare in tempo reale il tendine tibiale posteriore e rilevare versamenti o tenosinovite, ma dipende molto dall'esperienza dell'operatore.
- Scintigrafia ossea: può mostrare un'area di ipercaptazione ("hot spot") sopra l'ossicolo, segno di attività infiammatoria attiva, anche se oggi è impiegata meno frequentemente.
- Risonanza magnetica: rappresenta l'esame di scelta quando persiste incertezza diagnostica.
La risonanza magnetica è raccomandata in particolare per documentare l'edema osseo e lo stato del tendine tibiale posteriore, due elementi che le sole radiografie non riescono a mostrare. Sul referto RMN si possono osservare edema midollare all'interno dell'ossicolo, segni di tenosinovite, una sincondrosi patologica infiammata o, nei casi più avanzati, una rottura parziale del tendine. La risonanza aiuta anche a escludere altre cause di dolore mediale, rendendo più affidabile la scelta terapeutica successiva.
Trattamento conservativo: il percorso da seguire prima della chirurgia
La gran parte dei pazienti con os navicolare accessorio sintomatico risponde bene a un percorso conservativo graduale, da seguire con pazienza prima di considerare qualsiasi intervento.
Primo passo: modifica temporanea delle attività che scatenano il dolore, applicazione di ghiaccio locale, uso di farmaci antinfiammatori non steroidei e, nelle fasi acute, un breve periodo di immobilizzazione o protezione con tutore.
Questi dispositivi medici, regolamentati a livello europeo secondo le linee guida dell'Agenzia europea dei medicinali sui dispositivi medici, riducono la trazione esercitata dal tendine tibiale posteriore sull'ossicolo, alleggerendo il carico sulla sincondrosi infiammata.
Terzo passo: fisioterapia mirata al rinforzo del tibiale posteriore e al controllo dinamico dell'arco plantare. In casi selezionati, un'infiltrazione ecoguidata con corticosteroide può ridurre l'infiammazione locale in modo più diretto.
Quarto passo: terapie fisiche avanzate come le onde d'urto extracorporee. Un caso clinico documentato mostra come la combinazione di plantari, infiltrazioni e onde d'urto ha prodotto un sollievo sostenuto nel tempo, evitando la necessità di intervento chirurgico.
Un consiglio: se pratichi sport a livello agonistico, non tornare all'attività piena finché il dolore alla palpazione non è completamente scomparso: un ritorno precoce spesso vanifica settimane di terapia conservativa.

Chirurgia per l'os navicolare accessorio: tecniche e risultati
L'indicazione chirurgica scatta solo dopo il fallimento di un percorso conservativo condotto con costanza, tipicamente quando il dolore persiste nonostante plantari, fisioterapia e terapie fisiche, oppure quando l'imaging documenta un danno tendineo strutturale.
Le tecniche chirurgiche principali sono:
- Procedura di Kidner: rimozione dell'ossicolo con reinserzione del tendine tibiale posteriore, la tecnica storicamente più utilizzata.
- Escissione semplice: asportazione dell'ossicolo senza intervenire sul tendine, riservata a casi selezionati.
- Interventi combinati con riparazione tendinea: quando la RMN mostra una lesione parziale del tibiale posteriore, associata all'asportazione dell'ossicolo.
Una revisione sistematica sugli esiti chirurgici per l'os navicolare accessorio sintomatico riporta un miglioramento medio dei punteggi funzionali AOFAS dopo intervento, con un tasso di complicanze medio del 9,02% e un tasso di fallimento del 4,23%, dati che confermano un profilo di sicurezza ragionevole quando l'indicazione è ben posta. Le complicanze più comuni riguardano problemi di cicatrizzazione o rigidità residua, raramente legate a un fallimento vero e proprio della procedura.
Il follow-up post-operatorio prevede un periodo di scarico parziale, seguito da fisioterapia progressiva per recuperare forza e mobilità, con un ritorno alle attività sportive generalmente scaglionato su alcune settimane.
Quando rivolgersi allo specialista e cosa aspettarsi
Vale la pena prenotare una visita ortopedica se il dolore persiste nonostante riposo, plantari e farmaci antinfiammatori, oppure se compaiono segni di possibile rottura tendinea come debolezza improvvisa nell'inversione del piede o un cedimento progressivo dell'arco.
Il percorso tipico segue questa sequenza: esame clinico mirato, radiografie iniziali, prova conservativa di alcune settimane e infine risonanza magnetica se il dolore non si risolve. La prognosi resta favorevole nella maggior parte dei casi, sia con terapia conservativa sia, quando necessaria, con la chirurgia.
Per gli sportivi, alcuni accorgimenti pratici fanno la differenza:
- Reintrodurre il carico in modo graduale, monitorando il dolore alla palpazione.
- Mantenere l'uso dei plantari anche dopo la risoluzione dei sintomi, nelle attività ad alto impatto.
- Programmare controlli periodici se l'attività agonistica riprende a pieno ritmo.
La prospettiva del Dr Luigi Manzi sull'os navicolare accessorio
Nella mia esperienza clinica, l'errore più comune è aspettare troppo prima di richiedere un imaging adeguato, confondendo il dolore da os navicolare accessorio con una semplice infiammazione plantare generica. Una risonanza magnetica tempestiva, quando il dolore persiste oltre le prime settimane, evita mesi di terapie inefficaci e permette di impostare subito il trattamento corretto.
La telemedicina consente di valutare i referti diagnostici a distanza e impostare il piano terapeutico senza spostamenti inutili, un vantaggio concreto per chi vive lontano da un centro specialistico o per gli atleti con calendari sportivi serrati. La decisione di operare arriva solo dopo aver esaurito le opzioni conservative documentate da imaging chiaro: mai prima.
Se il dolore al lato interno del piede non si risolve con le prime misure conservative, conviene prenotare una valutazione specialistica per definire un percorso diagnostico mirato.
— Dr Luigi Manzi
Questo articolo fornisce informazioni generali e non sostituisce il parere di un medico qualificato. Consulta un professionista sanitario qualificato riguardo al tuo caso specifico prima di agire in base a questo contenuto.
Fonti
- Sustainable treatment success of an Os naviculare syndrome using conservative measures, infiltration therapy, and shock waves
- Accessory navicular | Radiology Reference Article
- Osso navicolare — Wikipedia
Domande frequenti
Cos'è l'osso navicolare?
È uno degli otto ossi del tarso, situato nella fila distale del piede, e rappresenta il punto d'appoggio centrale dell'arco plantare mediale.
Cosa significa avere un osso navicolare accessorio sporgente?
Indica la presenza di un ossicolo aggiuntivo, spesso di Tipo II o Tipo III, palpabile come una prominenza sul lato interno del piede, talvolta accentuata da calzature strette.
Quali sono i sintomi di un os navicolare accessorio infiammato?
Dolore localizzato sul lato mediale del piede, gonfiore sopra la prominenza ossea e fastidio che peggiora con la corsa o la pressione delle scarpe.
Quali sono le cause del dolore all'osso navicolare?
Il dolore nasce dalla trazione ripetuta del tendine tibiale posteriore sulla sincondrosi dell'ossicolo di Tipo II, spesso aggravata da un arco plantare instabile o da un piede piatto.
